Due mondi un solo cuore

Due mondi un solo cuore

Michela Ghinelli

Fu amore a prima vista, quando il mio sguardo incontrò il suo fu come un colpo di fulmine. In principio c’era diffidenza ma la forte attrazione ci portò a non poter fare a meno l’uno dell’altra.

Quando nel 2014 sono partita per il Guatemala volevo realizzare il mio desiderio di vivere un’ esperienza missionaria ma non mi aspettavo che avrei imparato a vivere in armonia con la natura e con me stessa, in un percorso di conoscenza e cambiamento, scoprendo, nei tanti giorni di permanenza in una realtà così drammatica, il vero significato della parola esistere…Wilson mi aveva rubato il cuore.

Non sapevo assolutamente cosa aspettarmi e l’impatto fu molto contrastante.

Da una parte il paese caotico, l’odore di benzina, uomini e donne in motore in 3, 4 con bambini, anche neonati, in braccio, senza casco, stand con frutta, verdura, chi cucinava per la strada, chi vendeva tessuti, cani magrissimi vagavano tra le immondizie in cerca di qualcosa da sgranocchiare. Mano mano che ci si avvicinava alla Ciudad le strade diventavano sterrate, ovunque si potevano vedere capre, mucche, galline, cavalli scheletrici, le baracche che si incontravano erano fatiscenti, per strada venivano bruciati i rifiuti, si stendevano i panni. I bambini sporchissimi vivevano in mezzo agli animali, i loro occhi sembravano rassegnati.

Dall’altra la Ciudad de la Felicidad, un’oasi di fiori, piante, uccelli che cantavano incessantemente e uno stuolo di bambini che, nonostante fossero feriti nel corpo e nell’anima, ti correvano incontro sorridenti, gioiosi, urlando “BIENVENIDA” e ti abbracciavano così forte da togliere il respiro. 

Da una parte i bambini più piccoli avevano paura e si ritraevano in braccio alle sorelle o alle bimbe più grandi che, a loro volta, ti scrutavano e misuravano il tuo interesse.

Dall’altra l’energia dei mediani che attraverso i loro occhioni ti investivano del loro entusiasmo e della gioia nel vedere persone che erano lì per loro.

Ecco il dilemma: con quali occhiali guardare?

Durante la messa di una domenica li ho osservati tutti e mi sono resa conto di quanti fossero e che erano lì, tutti, perché avevano subito qualcosa.

Quando li vai a prendere a scuola, quando giochi con loro non pensi che siano lì per un motivo. È normale infatti vedere bambine di 6-10 anni pulire casa, lavare i piatti, prendersi cura dei più piccoli. Vedere bambine in stato interessante o che allattano il proprio bambino. Poi realizzi che è assurdo, che non può e non deve essere così e ti domandi: che cosa è giusto?

Ma quella è al momento la loro realtà e impari a conviverci, cambi l’approccio perché diventi per loro una persona di cui fidarsi, che li accoglie e li ascolta e improvvisamente ti rendi conto che, invece, sono loro che stanno diventando i tuoi maestri e così inizi a dare un valore diverso alle cose.

Se si va sempre di fretta, accecati dal proprio egoismo, continuamente alla ricerca di qualcosa di nuovo, si perde di vista tutto ciò che ci sta intorno, la natura, gli odori, le relazioni, davvero “meno si ha è più si è ricchi”.

Avere la voglia di svegliarsi la mattina presto per accompagnare i bambini a scuola, tornare e cercare in mezzo a tutti Wilson, prenderlo in braccio, baciarlo e guardarlo sorridere, giocare e scherzare con i grandi, tempo per te, per le persone, ecco la differenza.

Sono tornata altre due volte, l’ultima Wilson non c’era più perché la madre se lo era portato alla capitale dove aveva trovato un lavoro.

Cercarlo in mezzo agli altri bambini, non sentire più le sue risate, il suo “CHELAAAA”, il suo profumo, mi avevano creato un vuoto, mi sembrava che niente avesse più senso, che tutto il lavoro che stavamo facendo fosse stato una perdita di tempo. Avvertivo fortissima la diversità di cultura, mentalità, tradizioni, criticavo la loro realtà. Poi mi sono fermata, ho chiuso gli occhi, ho tirato un profondo sospiro, quando li ho riaperti, intorno a me ho visto tante piccole creaturine che, come Wilson, avevano bisogno d’amore e ho capito che non c’erano solo i nostri due mondi, ma tanti mondi uniti, tutti, da un solo cuore.

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Aprile 2016
Esquipulas – Guatemala

 

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