Nutrire il proprio essere umano

Nutrire il proprio essere umano

Valentina Colasanti

Quanti timori prima di partire: non conoscere la realtà nella quale mi sarei immersa, non avere idea di quali situazioni potessi trovarmi di fronte, ma sopratutto non avere idea di come avrei potuto reagire di fronte a quelle situazioni. Pensieri che si sono affacciati nella mia mente prima di partire e affrontati con la mia stessa partenza.
Dopo circa 20 ore di volo, eccomi atterrare a Città del Guatemala, dove ad accogliere me e Giulia, mia compagna di questo viaggio, c’è Francesca, altra volontaria. Ci attendono altre 5 ore di viaggio per arrivare a destinazione: la Ciudad de la Felicidad, in Esquipulas. Sono le 21 passate e pronti ad accoglierci ci sono loro, i bimbi e le suore della Ciudad che con i loro canti e i loro abbracci ci regalano un caloroso benvenuto. E la stanchezza del viaggio svanisce.
La mattina seguente l’incontro con hermano Andrea, missionario laico, che ha sognato e realizzato la Ciudad De La Felicidad. Resto ad ascoltare le sue parole mentre ci racconta la storia dei bimbi e dei ragazzi accolti nella missione, ragazzi tolti dalla strada le cui famiglie non potevano dar loro sostentamento, ragazzi  strappati da vicende di violenze domestiche. Ed è qui che comincia il mio “ruolo” di nutrizionista senza frontiere iniziando ad abbattere le frontiere più difficili ma necessarie da demolire, quelle personali dettate dalle proprie conoscenze, dalle proprie abitudini, dalla propria realtà di vita totalmente differente. Necessario farlo per aprirti all’ascolto incondizionato, all’accettazione, alla comprensione di una

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Tre settimane ricche di gioie, di sorrisi, di condivisioni, di calore umano, di difficoltà, di sofferenza e anche di lacrime.
I sorrisi e gli abbracci travolgenti dei bimbi il cui volto si illumina al solo vederti.
L’accoglienza ed il calore umano di Madre Silvia e di tutte le suore della Congregazione Marta e Maria, pronte a condividere tutti i momenti di festa e non. Mi hanno fatta sentire a casa.
Le giornate lavorative condivise con il personale medico -sanitario locale. Le difficilissime e poco praticabili strade che abbiamo percorso per raggiungere le Aldee (paesini di montagna limitrofi ad Esquipulas). Le situazioni estreme di vita che vi riscontri, difficile da poter credere reali. La sofferenza nei volti delle mamme e dei bambini venuti a visita, il vuoto negli occhi di chi non vede possibilità di scelte differenti.
La piacevole sorpresa della semplicità e spontaneità del personale sanitario nel condividere il loro sapere, ma anche nel loro coinvolgerci in momenti goliardici e della loro vita extra-lavorativa.
E ancora la visita al reparto pediatrico dell’ospedale pubblico più vicino, a circa due ore da Esquipulas, e di nuovo l’incredulità nel poter credere possibili le condizioni che trovi di fronte a te. E le lacrime silenziose che non puoi trattenere.
E ancora l’affetto di tutte le persone incontrate, il loro darsi e aprirsi incondizionatamente.
Tre settimane in cui ho riportato alla luce l’importanza del dare e ricevere calore, amore. L’importanza del condivisione, di conoscenze, di esperienze, di risate, di silenzi. L’importanza di regalare un sorriso, un abbraccio. Tre settimane in cui ho riportato alla luce l’importanza di nutrire il proprio essere umano.
Per chiunque scelga un’esperienza di questo tipo, il mio consiglio è di partire con uno stato d’animo aperto ad accogliere ed accettare senza alcun giudizio realtà che possono sembrare incomprensibili. Partire con la consapevolezza che ognuno di noi singolarmente non cambierà le cose, ma potrà dare il proprio “piccolo” fondamentale contributo. Tanti piccoli contributi costruiranno un futuro diverso dal presente che conosciamo.

Ringrazio Nutrizionisti Senza Frontiere, Andrea, Madre Silvia, le mie compagne di viaggio e tutti coloro che sono stati parte di questa straordinaria esperienza.

Maggio 2016

Esquipulas – Guatemala

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