La Mia Africa

Veronica Madonna - Tanzania 2012

E’ già passata una settimana dal mio rientro ed io continuo a guardare i video e le fotografie di questo viaggio ogni giorno appena ho un attimo di tempo. Un viaggio che ho sempre sognato, sin da piccola, che fino ad ora ho sempre rimandato e che in realtà, mai pensavo che avrei avuto davvero il coraggio di fare.

Tre settimane sono poche per guardare, capire, ragionare, raccontare. Quello che posso dire è che mi aspettavo un’Africa molto diversa, più degradata, più disorganizzata, completamente abbandonata a se stessa, con poca voglia di lavorare, crescere, migliorare…quello che ho trovato è invece un’Africa molto più sviluppata di quel che credevo, molto attiva, molto viva, con grandi potenzialità che aspettano solo di poter emergere ed il lavoro che le associazioni stanno facendo per aiutare la popolazione locale a sfruttare a pieno le proprie possibilità è fondamentale e per quel poco che ho potuto vedere, inizia a mio avviso, per molti aspetti, a dare i suoi frutti.

Ho sentito spesso parlare di “Mal d’Africa” ed io non so se è questa strana sensazione di nostalgia che sento dentro, ora che tutto è un ricordo. Sarà che mi manca l’atmosfera serena e gioviale che si era creata in casa, grazie ai miei compagni di viaggio Francesco e Sonia e grazie a Luca e Silvia, sarà che mi manca il divertimento di provare a parlare Kiswahili, sarà che mi mancano i paesaggi ed il cielo così gremito di stelle da togliere il fiato, sarà che mi manca camminare per la strada con gli occhi attenti, pronti ad assorbire qualsiasi cosa, a captare tutte quelle realtà così diverse e a volte così strane per il nostro modo di vivere e di vedere il mondo, che spesso ti fanno sorridere, altre volte, la maggior parte, riflettere.

Ma soprattutto mi mancano i sorrisi dei bambini del Kipepeo, le loro risate ad ogni semplice gioco, l’affetto dei piccoli che nemmeno ti conoscono, ti prendono la mano e non vogliono più che tu te ne vada, la curiosità di quelli che per strada ti chiamano muzungu e la felicità non appena li saluti, la dolcezza di quelli che ti corrono incontro solo per poterti toccare la testa e dirti Shikamò, il saluto che in Tanzania si fa alle persone cui bisogna portare rispetto. Quando ricevi quel saluto è difficile descrivere cosa provi: all’inizio ti emoziona, poi piano piano quel forte sentimento inizia ad accorparne altri ancora più grandi, come la tristezza, la rabbia…

Quando mi sono resa conto che l’unico gioco con cui possono divertirsi sono le gomme delle auto che trovano in strada, che spesso gli unici vestiti che possono mettere sono quelli che indossano e che l’unica ricchezza che hanno è la capacità di sorridere comunque sia; non mi sentivo molto degna di quel rispetto.
Immensamente contrastanti sono state le emozioni che l’Africa è stata capace di regalarmi: di certo resta la delusione per la consapevolezza che nonostante il tuo viaggio ed il viaggio di molte altre persone e molte altre ancora.

Le cose non cambieranno, non miglioreranno, almeno nel breve periodo, e non cambieranno di certo per quel bambino che ti ha tanto commosso con un piccolo grande gesto d’affetto, un gesto che ti ha travolto e ti ha sconvolto, perché non ti aspettavi di riceverlo, perché dovevi essere tu a donarlo a lui e non il contrario.

Non era forse questo lo scopo del tuo viaggio? Sono tornata con due valigie piene di ricordi ma i più belli sono legati ai bambini che ho incontrato. Se respiro a pieno il profumo di questo viaggio l’essenza che mi rimane sono proprio loro: i bambini.

Sono loro che hanno reso questo viaggio così unico e speciale; sono loro che sono stati per me “La mia Africa”!

Luglio 2015
Ospedale Sendwe
 – Lubumbashi – Repubbica Democratica Del Congo

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